La grammatica dei bambini: le parole

Veronica Ujcich, Grammatica dei bambini: le parole, Carocci Faber, 2020

(recensione di Elena Maria Duso)

Il progetto della Grammatica dei bambini è nato in ambito padovano, a seguito di alcune esperienze di ricerca di dottorato sulla lingua scritta dai bambini. All’Università di Padova, Veronica Ujcich ha infatti incontrato la professoressa Maria G. Lo Duca, ha letto le sue pubblicazioni e ha conosciuto le altre studiose che collaborano al progetto. Tornata in classe, alla primaria, ha sperimentato metodologie di insegnamento nuove ed induttive, raccontate nel fortunatissimo volumetto Grammatica e fantasia del 2011, recentemente uscito in una nuova edizione aggiornata nel 2020. Alla fine del ciclo, in pieno agosto, come lei stessa racconta, Veronica ha proposto alla sua quinta di scrivere insieme una grammatica per bambini, incontrandosi sotto un glicine in un parco di Trieste (nella foto). Il progetto originario (un libro scritto dai bambini per altri bambini) ha poi assunto una forma differente: una grammatica pedagogica destinata agli insegnanti della primaria, che si articola in tre volumetti su morfologia (vol. 1), sintassi (vol. 2) e lessico e ortografia (vol. 3, in uscita), scritti da un ben affiatato quartetto di studiose e docenti, nonché formatrici ed autrici di manuali scolastici: oltre alla Ujcich, Stefania Tonellotto, Diana Vedovato e Vera Zanette.

Il primo volume Le parole, di Veronica Ujcich (con un contributo di Stefania Tonellotto) costituisce una sorta di canovaccio che si pone l’obiettivo di aiutare maestri/e a preparare lezioni di riflessione sulla lingua adeguate a far maturare le competenze implicite che sulla lingua hanno i bambini. Le tradizionali classi del discorso (nome, aggettivo, pronome…) vengono affrontate simulando dei percorsi possibili, calibrati sulle capacità cognitive dei piccoli alunni. Come suggerisce la ricerca moderna (sintesi in Lo Duca, Viaggio nella grammatica), gli indici linguistici da presentare vengono sfrondati e commisurati alla maturazione dei bambini: per il verbo ad esempio, ci si limita a presentare in profondità il modo indicativo, lasciando da parte congiuntivi e condizionali che non sembrano essere del tutto alla loro portata.
Volutamente inoltre non viene indicata la classe in cui proporre i singoli percorsi, quanto piuttosto si segnalano i prerequisiti necessari per affrontarli; inoltre, si tiene conto delle differenti competenze che possono esserci tra i bambini della stessa classe, prevedendo delle parti comuni e degli approfondimenti. I percorsi sono infatti graduali e a spirale, suddivisi per tre livelli di difficoltà (indicati con le sigle L1, L2 e L3): se analizziamo ad esempio il nome, vediamo che in un primo momento si cerca di capire cosa esso sia, proponendo degli esempi di frasi ed arrivando ad una prima definizione su base semantica (“Il nome è una parola che può indicare persone, animali […] concetti/sentimenti, fenomeni” con esempi personali per ogni termine), per poi andare ad approfondire le sue caratteristiche (la variabilità, la presenza di nomi comuni e nomi propri, il genere, il numero…) e arrivare – un poco alla volta – ad una definizione più precisa e scientifica. Inoltre, si presentano prima le forme più prototipiche e solo dopo quelle più peculiari (nomi con doppio plurale, nomi irregolari, senza però arrivare ad una casistica completa). Le diverse tappe possono essere affrontate anche in anni scolastici differenti.

Il metodo adottato è quello laboratoriale proposto dagli Esperimenti grammaticali di Lo Duca, e “si basa sul sottoporre all’attenzione dei bambini oggetti linguistici da osservare e manipolare, sullo stimolare, attraverso opportune domande, una discussione e una sistematizzazione condivisa tra l’adulto e i bambini” (p. 15), che viene registrata sul quaderno, il tutto in un costante confronto tra insegnante e alunni che sviluppa anche la produzione orale. Ogni capitolo è quindi suddiviso in brevi paragrafi in cui si propone la pista da percorrere in classe (Osserviamo e discutiamo. Osserviamo più da vicino, Concordiamo una prima definizione, Un po’ di allenamento…).
Si lavora sulle frasi ma anche molto sui testi, in modo da non presentare le singole parole in astratto ma sempre nel loro contesto naturale. I testi possono essere inventati o essere presi dalla vita reale (oroscopi, annunci, previsioni) o dalla letteratura per l’infanzia, con una predilezione per Gianni Rodari ed Erik Orsenna, senza però tralasciare scrittori stranieri amati dai bambini, come Roald Dahl (Veronica Ujcich è del resto una valente studiosa di letteratura per ragazzi) o fiabe multietniche.

Nel libro, la voce narrante è quella dell’insegnante, la lingua adottata è semplice e chiara, e sotto osservazione vi è “la lingua dei bambini”, la quale ha caratteristiche proprie e appare adeguata alle loro esigenze comunicative (p. 20). In sostanza, è anch’essa un’interlingua (secondo la nuova prospettiva di Pallotti, Borghetti Rosi, Insegnare a scrivere nella scuola primaria, pp. 17-19), una varietà in evoluzione continua, che va rispettata ed analizzata senza sovrapporvi una varietà adulta. Un buon esempio è costituito dalle definizioni a misura di bambino: per insegnare a distinguere tra aggettivo e pronome ad esempio, si ricorre a simboli grafici nelle frasi, che vengono poi ripresi nella prima definizione (p. 149):

I termini tecnici vengono sì utilizzati, ma con parsimonia e sempre dopo aver abbondantemente introdotto – attraverso l’esemplificazione e la riflessione – i fenomeni che essi descrivono ed usando tecniche di facilitazione come appunto il richiamo alle immagini.
Si noti che la prima definizione appena citata suggerisce anche una strategia: i bambini fanno fatica in genere a distinguere tra aggettivi e pronomi, ma l’abitudine di osservare la posizione diversa che le due categorie di parole hanno nella frase risulta essere di grande aiuto. Un merito delle due autrici è proprio quello di essere riuscite a carpire alcune delle strategie usate dai bambini, dedicando loro appositi paragrafi intitolati Trucchetti.

Nei percorsi non vi sono veri e propri esercizi, ma attività e proposte di giochi, sviluppati anche nella parte online (online si trovano inoltre le frasi, i testi, i materiali da utilizzare, in file già pronti per essere proiettati sulla LIM). Gli esercizi si potranno recuperare invece nei libri di testo con i quali ci deve essere, secondo le autrici, un costante dialogo: non rappresentano infatti l’autorità, ma un punto di vista, secondario e passibile di correzioni rispetto a quanto esperito insieme. Al centro di questo metodo resta pertanto il quaderno, dove ogni bambino registrerà le scoperte fatte assieme ai compagni, ma anche esempi personali e gli esercizi più utili per lui.

Se Veronica Ujcich è l’autrice principale del volume, va ricordato che il capitolo sul verbo è stato realizzato da Stefania Tonellotto, appassionata insegnante di primaria (anche lei addottorata a Padova). Gli studi compiuti dalle due autrici fanno sì che le informazioni fornite, per quanto semplificate e adattate a misura di bambino, siano sempre scientificamente corrette ed aggiornate sulle scoperte della linguistica contemporanea, il che rende il libro di alta qualità e la descrizione grammaticale da esso presentata lontanissima dalle definizioni vaghe e troppo spesso ascientifiche di tanti manuali scolastici. Anziché ricorrere ad esempio a definizioni esclusivamente semantiche (“il verbo indica un’azione”), talvolta fuorvianti, le autrici si avvalgono del criterio formale e distribuzionale, aiutando i bambini a concentrarsi, oltre che sul significato, anche sulla forma e sulla posizione delle parole. Inoltre, Tonellotto ricorre – come gli studi più teorici sul verbo (Bertinetto 1986) – uno strumento prezioso come la linea del tempo, che i bambini conoscono già dallo studio della Storia, adattandolo attraverso l’uso di piccole icone (si veda la bocca, nell’immagine) e sigle più semplici (QP = Quando si parla, per riferirsi al Momento dell’enunciazione, tecnicamente indicato come ME, p. 95).

Dopo aver presentato gli esempi prototipici di una categoria, ad es. per il verbo gli usi canonici di presente, passato e futuro, e aver lavorato in profondità sui tempi del passato e sul loro valore aspettuale, Tonellotto passa a ragionare sugli altri usi che tali tempi hanno nell’italiano contemporaneo, affrontando ad es. alcuni usi del presente come il presente pro futuro, atemporale e narrativo, e accennando ai valori modali del futuro (Suonano alla porta. Sarà il postino?), così presenti nella lingua di oggi. Anziché lavorare su modi come il congiuntivo ed il condizionale che non sono ancora alla loro portata, i bambini possono lavorare su forme della lingua viva, ben comprensibili per loro.
Si potrebbero raccontare ancora tantissime cose su questo prezioso libretto, ma preferisco lasciare la parola alle autrici: oltre a leggere la Grammatica dei bambini, potete ascoltarle anche nel video della presentazione che abbiamo fatto al Giscel veneto.

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